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Le Attrezzature in Inverno

In inverno, le comuni attrezzature da portare in escursione, che in estate sono limitate ai soli bastoncini telescopici, peraltro facoltativi, diventano parecchie di più. Ciò perché procedere sula neve è sicuramente più complesso che su un normale sentiero estivo, ma anche e soprattutto perché in inverno la componente neve modifica e non di poco le precauzioni da prendere per la propria sicurezza. 

- Ghette. Utilizzando dei pantaloni a gamba larga, la neve entra negli scarponi dall’alto. Se disponi di un paio di pantaloni tecnici stretti sullo scarpone, la neve entra molto più difficilmente, tuttavia questi alla lunga si infradiciano e lasciano colare l’acqua direttamente dentro lo scarpone. Un bel paio di ghette risolve entrambi questi casi, ad un costo tutt’altro che proibitivo.

 

- Bastoncini telescopici. Per quanto riguarda i bastoncini telescopici, è bene ritrattare tutto quanto precedentemente esposto, quando si è parlato del loro utilizzo in estate: in inverno i bastoncini vanno usati, punto e basta. Penso che risulterà abbastanza evidente come il procedere sulla neve, quando l’assetto è sempre un po’ precario, senza l’aiuto dei bastoncini diventi oltremodo difficoltoso. Inoltre sulla neve si può sprofondare nonostante si calzino le ciaspole, per cui tirarsi fuori dalle voragini che si causano, spingendo anche con le braccia, può essere determinante. Fermo restando che continuo a preferire i bastoni con la chiusura a scatto (meglio conosciuta come flick lock) piuttosto che quella a vite, per i motivi già esposti qui, ti suggerisco di prevedere per l’inverno, anche se sono brutti e ingombrano, dei piattelli belli larghi, in modo che il bastoncino non sprofondi totalmente nella neve, quando ti appoggi ad esso, come accade se ne hai di troppo piccoli, o addirittura ne sei sprovvisto.

      

- Racchette da neve. Dette anche ciaspole in dialetto noneso (ossia della Val di Non), costituiscono l’accessorio insostituibile qualora si voglia fare dell’escursionismo invernale senza sprofondare nella neve fino alle ascelle. Le ciaspole permettono infatti di galleggiare almeno in parte sulla neve, grazie alla maggiore superficie su cui viene scaricato il nostro peso (e quello dello zaino). Ce ne sono di diversi tipi, da quelle “arcaiche”, dette anche a fagiolo, costituite da un anello a forma di fagiolo appunto, avente al proprio interno un intreccio di corde, sulle quali è appoggiato e fissato lo scarpone. Di stesso concetto, ma dalla forma molto allungata sono le cosiddette canadesi, studiate per muoversi su manti nevosi molto profondi. Entrambi questi tipi di ciaspole, sono stati superati dai recenti modelli, i quali permettono di muoversi molto più agevolmente e in sicurezza. Sono costituiti da una base in materiale plastico (solitamente polipropilene) che ha la funzione di farci galleggiare sulla neve; a questa base è fissato l’attacco per lo scarpone, il quale è incernierato in punta in maniera tale da permettere di procedere “trascinando” la coda, senza quindi sollevare né l’intera ciaspola, né la neve che vi si deposita sopra. Sotto al tallone vi sono dei ganci che permettono di fissare l’attacco e quindi avere un maggior controllo qualora si debba affrontare un traverso piuttosto insidioso. Contrariamente a quanto sostengono i più, sconsiglio di agganciare gli attacchi alla base della ciaspola durante la discesa, a meno che questa non sia particolarmente ripida e/o particolarmente ghiacciata, e sia quindi necessario avere un maggior controllo come nel caso precedente. Quasi tutti i modelli dispongono di alzatacco, ovvero un dispositivo posto sotto al tallone, il quale permette di sollevare la parte posteriore del piede, in modo da facilitare la progressione in salita, la quale risulterebbe altrimenti parecchio dispendiosa per i muscoli del polpaccio e per il tendine d’Achille. Sulla punta dell’attacco dello scarpone è quasi sempre posizionato un rampone che facilita la progressione fronte pendio su percorsi erti di neve dura. Sotto alla base sono invece posizionate delle punte o delle vere e proprie lame, che migliorano la tenuta della ciaspola in tutte le condizioni; alcuni modelli prevedono la possibilità di montare dei coltelli supplementari che migliorano ulteriormente tale caratteristica, ma che hanno lo svantaggio di generare fra loro un enorme zoccolo di neve, qualora li si usi su neve bagnata. Vi sono racchette da neve adatte a qualsiasi tipo di scarpone, e altre che invece necessitano di scarponi ramponabili, un dettaglio cui è bene porre attenzione quando le si sta acquistando, onde evitare di arrivare al parcheggio di fondo valle e non trovare il modo di agganciarle. In ultimo, mi sento di sconsigliare vivamente quelle bellissime racchette da neve costituite da un contorno in tubo di alluminio con all’interno l’appoggio in materiale flessibile tipo pelle: nonostante siano più belle, più costose e sembrino più tecniche di quelle più comuni in plastica, esse sono infinitamente meno performanti e molto più difficili da controllare su neve dura o ghiacciata, in una parola meno sicure. 

- Attrezzature da Autosoccorso. Sulle attrezzature da autosoccorso si potrebbe parlare per ore, e soprattutto ci vogliono ore e ore di formazione e di allenamento per imparare a padroneggiarle come si deve, tuttavia, dal momento che per partecipare alle attività di Montimania, sarà necessario esserne dotati, è comunque utile fare un po’ di chiarezza su cosa sono, a cosa servono e soprattutto perché ci portiamo appresso questo chilo di peso supplementare e per quale motivo sarebbe auspicabile che lo facessero tutti.

  

ARTVA. è l’acronimo di Apparecchio Ricerca Travolti in Valanga (Appareil de Recherche de Victimes en Avalanche, in francese). Si tratta sostanzialmente di una ricetrasmittente di segnale (non vocale), che funziona sulla frequenza dei 457 khz, utilizzata, come dice il nome, nella ricerca delle persone travolte da valanga. Viene indossata dagli escursionisti in modalità di trasmissione permettendo a coloro che non sono stati travolti, commutando l'apparecchio in ricezione, di localizzare il trasmettitore dei sepolti. Deve essere posizionato a contatto diretto o quasi, del corpo, o quanto meno sotto il primo strato di abbigliamento, per evitarne la perdita durante la caduta. Inoltre, con le basse temperature invernali, le pile di cui è fornito si comportano come tutte le batterie di questo mondo: smettono di funzionare. L’ARTVA viene considerato dai più, una attrezzatura riservata esclusivamente agli sci-alpinisti: nulla di più sbagliato. Sarebbe infatti opportuno che tutti coloro che si muovono in ambiente innevato, e quindi anche i ciaspolatori, se ne dotassero, ma anche che lo sapessero usare. Le escursioni di Montimania si svolgono su terreni dove le possibilità di distacco di una valanga sono pressoché nulle, tuttavia esiste sempre quello 0,01% di rischio, che in montagna, innevata o no, non si riesce ad annullare mai, che ci impone di essere dotati sempre dell’opportuna attrezzatura. Coloro che conducono le attività di Montimania sono inoltre tutti quanti professionisti della montagna, opportunamente formati da enti riconosciuti, nell’uso corretto delle attrezzature e delle tecniche di autosoccorso. Sull’ARTVA, sul suo funzionamento e sulle tecniche di autosoccorso, puoi trovare tantissime informazioni sul sito dell’AINEVA (aineva.it/), dove è scaricabile dall’area download un interessante opuscoletto sulla neve.

Sonda. Si tratta di una sottile asta rigida che serve per sondare la massa nevosa alla ricerca dei travolti. E’ costituita da più elementi collegati internamente da un cordino, in modo che, tenendo l'elemento superiore, lanciando gli altri e tirando il cordino di collegamento, i vari elementi si incastrano l'uno con l'altro. Molto più facile a farsi che a dirsi. L’uso corretto della sonda, soprattutto nella ricerca in spazi ridotti, può risolvere un incidente molto più efficacemente dello stesso ARTVA. Il saper realizzare, ma soprattutto dirigere, correttamente un sondaggio, cosa non banale quanto si può credere, è bagaglio consolidato dei professionisti della montagna abilitati ad accompagnare su terreno innevato, oltre che, ovviamente, dei tecnici del Soccorso Alpino.

Pala. Una volta localizzato il travolto, con l’ARTVA, con la sonda, o con entrambi, riuscire a scavare con il solo ausilio delle mani è impensabile; ecco quindi che è necessaria una comune pala, come quella che usiamo per spalare il giardino dopo una nevicata. Quella che serve a noi presenta quale unica differenza il fatto di essere molto più compatta e leggera, dal momento che bisogna trasportarla sulle spalle.  


Per ogni dubbio, perplessità o consiglio, ti invito come sempre a contattarmi.

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di Marco Fiorito - Accompagnatore di media Montagna Regione Lombardia